Storie di mamme

"Sono una mamma troppo ansiosa. Purtroppo devo fare i conti con la mia infanzia difficile"

Di mammenellarete
mammaebimbo

12 Luglio 2017 | Aggiornato il 12 Luglio 2017
Ho avuto un'infanzia triste, sono cresciuta in un orfanotrofio. Anche quando stavo male, nessuno si prendeva veramente cura di me con affetto. Mai un abbraccio, un bacio, una carezza. È stata durissima. Ne sono uscita a 18 anni. Poco più che ventenne ho conosciuto il mio ragazzo e ora abbiamo un bambino. Una svolta felice, amo il mio bambino più di qualunque cosa al mondo. Però mi rendo conto che devo fare ancora i conti con il mio passato. Ho troppe paure, troppe ansie, faccio fatica a separarmi da lui 

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Conobbi il mio ragazzo nel 2004. Avevo solo 16 anni e lui ne aveva 19. Io ero una ragazza molto timida e riservata, anche a causa della mia infanzia difficile. 

 

Sono rumena, crebbi in un orfanotrofio senza genitori, senza affetto e questo segnò per sempre la mia vita e la mia personalità. Mi sentivo spesso triste, sola e abbandonata. All'età di 18 anni uscii da lì e raggiunsi il mio ragazzo, che è rumeno come me, in Italia.

 

Lui aveva trovato lavoro e mi aveva chiesto di raggiungerlo per poter stare insieme per sempre. Quel 'per sempre' però durò due anni. Poi lui mi lasciò e io rimasi sola. Fu un anno terribile per me, fortunatamente  la sua crisi passò e tornammo insieme.

 

Ben presto rimasi incinta di nostro figlio. Alessio, la mia ragione di vita. Lo amo più di ogni altra cosa al mondo. Ora il mio bimbo ha tre anni.

 

Vi ho scritto la mia storia perché ho bisogno di voi e dei vostri consigli. Purtroppo mi sto rendendo conto che la mia infanzia triste sta influenzando il mio comportamento con mio figlio. 

 

Penso di non essere MAI abbastanza per mio figlio. Ho molta paura a lasciarlo andare, mi sento sempre come se dovessi abbandonarlo. Ho sempre paura di fargli mancare il mio affetto. Sono spesso sola. Io ho imparato a convivere con la mia solitudine ma non vorrei che questo influenzasse il carattere di mio figlio, che già desidera stare spesso da solo.

 

Insomma non voglio che il mio modo d'essere possa danneggiare la sua crescita e il suo sviluppo.

 

Mi chiedo per esempio se il fatto che parli a malapena sia colpa mia e del mio modo d'essere. E poi non vuole mai giocare con altri bambini.

 

A volte il mio ragazzo se la prende con me. Lui non capisce la mia sofferenza. Lui non potrà mai capire che cosa significhi non avere genitori e non avere nessun che si prenda cura di te quando stai male o quando hai la febbre, nessuno che ti riscaldi il cuore.

 

So che dovrei fare pace con me stessa e con il mio passato. Ma come posso fare?

 

Ora ciò che mi terrorizza di più è che a settembre dovrò mandare il mio bambino alla scuola materna, mi sento già male al solo pensiero di lasciarlo. Non voglio che soffra.

 

Sì, ho paura. Tanta paura. Anche se alla fine so che, grazie al nostro amore, ce la faremo. 

 

di Bianca

 

(storia arrivata all'e-mail di Nostrofiglio.it)

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