Storie

Il passato mi logora, vorrei solo vivere tranquillamente

Di mammenellarete
passatodonna

13 Aprile 2017
Non ho avuto un passato facile. Ho subito molestie, alle medie il trauma del bullismo. Sono cresciuta senza amici fino a quando non sono cambiata. Dopo vari uomini sbagliati ho incontrato però l'uomo della mia vita. Poi la gravidanza, il matrimonio, i problemi con la bambina. Ora che potrei star tranquilla, ho questa depressione che mi logora dentro e quando un giorno sto bene, mi sembra di rinascere. Vorrei solo vivere bene, ma il mio passato mi logora.

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Non ho avuto un passato sempre rose e fiori. Alla tenera età di 4 o 5 anni, ora non ricordo con precisione, ho subito delle molestie sessuali da parte di un mio vicino di casa, ai suoi tempi ragazzo. Se non maggiorenne, poco mancava.

 

Ci andavo presso a giocare a casa dei miei vicini, con la sorella. Poi un giorno rimasi sola con lui in una stanza e ha iniziato a fare i suoi giochetti. L'ingenuità da bambina non mi permetteva di capire il perché di tanti suoi atteggiamenti. Ma il tutto mi imbarazzava.

 

Una, due e tre volte avrei rischiato di essere violentata. Ne son certa, se non fosse che sono scappata e sono tornata a casa mia (abitiamo di fronte).

 

All'asilo ricordo che raccontai alla sua cuginetta ciò che mi faceva e lei mi disse che anch'essa aveva subito le stesse cose. Ridendo pensammo fosse un gioco e allora pensammo fosse cosa giusta, cosa normale, un gioco diverso.

 

Ma crescendo, iniziai ad avere timore. Timore e imbarazzo, un grande imbarazzo che tutt'ora a 27 anni mi logora quando rimango con persone più grandi sopra i 40 anni, persone adulte, anche con mio padre. Ho sempre timore che mi possa succedere qualcosa, che qualcuno possa approfittarne e allungarmi le mani.

 

Alle scuole elementari, ho vissuto il trauma della maestra di matematica che alzava le mani, ci picchiava con la bacchetta, ci prendeva a forti sculacciate e ho sempre tenuto tutto dentro.

 

Alle medie ho subito il trauma del bullismo. Sempre emarginata dai miei compagni, derisa, picchiata, messa da parte. Giudicata per i miei brufoli e capelli ricci. Presa a pallonate in faccia, tirata forte per i capelli. I professori che invece di aiutarmi, mi demoralizzavano ancor di più, mettendomi sempre pessimi voti non capendo la mia situazione. I preferiti andavano avanti con elogi, mentre io ero sempre giudicata asina, messa in un angolo e uscita con un sufficiente scarso.

 

Nell'adolescenza, il trauma di essere sola. Pochi compagni. Nessun fidanzatino. Nessuno mai che mi ha amata davvero, come per scherzo o magari sul serio fanno i ragazzetti dai 14 anni in poi.

Tutti andavano in giro. Uscivano in comitiva. Tutte erano riempite di complimenti, io sempre sola. A pensare a piangere, ad essere esclusa. A piangermi addosso iniziando ad odiare la mia persona. Il mio viso, ogni brufolo.

 

Son cresciuta senza amici fin quando non son cambiata.

 

Son migliorata fisicamente e son cresciuta un pochino. I ragazzi iniziano ad avvicinarsi e allora io contenta, subito ho iniziato a pensare: "Finalmente , anch'io sono presa in considerazione. Finalmente esisto anch'io".

 

Allora, ho iniziato a sbagliare tutto. Ad avere tante storie non pensando alle conseguenze. Magari senza considerare che i ragazzi in paese avrebbero iniziato a sparlare a confrontarsi o a prendermi per una facile. Io mi affezionavo davvero. Forse perché non ho mai saputo cosa in realtà i ragazzi cercassero. Io pensavo all'amore. Quello che avevo sempre invidiato alle altre, che non ho mai avuto. Finalmente vedevo qualcuno avvicinarsi e allora mi illudevo...  con il primo, il secondo, il settimo, il sedicesimo e il ventesimo.

 

Fino a quando non trovai colui che pensavo fosse l'uomo vero. Invece sono stati tre anni di tradimenti continui. Per non parlare alla fine di come ci siamo lasciati. Lui con un'altra e con un figlio in attesa di lui, mentre stava ancora insieme a me.

Lo shock. Una specie di depressione, i pianti i rimossi.

Non mangiavo non credevo più a niente. Dopo di lui ho avuto altre storie, avevo troppo paura di rimanere sola e mi affezionavo sempre alle persone sbagliate. E mi usavano e mi illudevano.

 

Sì, sono stati coloro che mi hanno imposto i loro modi di essere. Io che dovevo perfino dire quando dovevo andare in bagno. Procurandomi un trauma psicologico. Facendomi sentire in dovere di dire ogni cosa di me. Non potendo avere più un segreto o un qualcosa che potevo tenere per me. Io troppo fragile e dal carattere troppo buono. Che mi sentivo obbligata da chi, poi mi tradiva e poi mi lasciava.

 

Dopo vari traumi, ho incontrato l'uomo della mia vita. Due anni di fidanzamento, una relazione bellissima. Poi arriva la nostra creatura: tanta felicità per noi, per la bella notizia. Ma dall'altra parte la paura. Per mio padre, per il lavoro che manca, per le situazioni economiche.

 

Scoprii di essere in attesa a quasi 3 mesi di gravidanza. Quando lo dissi ai miei, è stato traumatico. Liti a destra e a sinistra. I pianti, le parole. Chi voleva che questa gravidanza non continuasse. Chi che doveva continuare. Tutti pensavano a cosa avrebbero voluto loro. Nessuno che pensasse a cosa avrei voluto io.

 

I primi giorni sono stati tremendi. Pianti su pianti. Poi, io e mio marito, fermamente convinti di portare avanti la gravidanza, lo facemmo. Iniziammo a pensare al matrimonio. Altro trauma indimenticabile. Il mio sogno era sempre stato quello di sposarmi in chiesa con abito bianco e soprattutto essere accompagnata da mio padre fino all'altare.

 

Iniziarono le discussioni sull'organizzazione. Prima comune, poi chiesa. Prima ristorante, poi pizzeria, poi niente festa.

 

Prima tanti invitati, poi pochi, poi solo i più stretti. Il vestito? Dai cinesi o prestato da qualche parente. I fiori? Non servono. Questo così, quello così. I soldi a disposizione? Meno di 6 mila euro. I miei regalano 3.000 euro più vestito. Un altro parente stretto altri 3.000 euro. Riusciamo a sposarci. Fioraio? 300 euro. Purtroppo non mi ha messo quasi niente. Nemmeno il bouquet come tanto avevo desiderato io.

 

Chiesa vuota senza fiori, solo con qualche decorazione che avevo fatto io con cura. Tante cose le avrei desiderate diverse. Ma purtroppo sia io che mio marito ci siamo dovuti accontentare ringraziando chi ha potuto aiutarci.

 

Lo stress del matrimonio, le liti con mio marito, alle volte per l'esasperazione e la stanchezza. Le notti passate a fare dolci e a stancarmi da sola. Per non spendere altri soldi. Tutto ciò mi hanno causato problemi con la bambina.

 

Sto a letto per un periodo facendo una cura per l'utero accorciato e rischio parto prematuro al sesto mese. Partorisco e la bimba pesava poco più di due chili. All'inizio i problemi con l'allattamento mi fecero perdere il latte e la bimba è troppo piccola per attaccarsi al seno. Il mio capezzolo minuscolo e i taglietti. Le visite continue e le notti in bianco. Inizio a sentirmi sempre più stanca. Più sola più depressa. Inizi l'ansia e l'attacco di panico. La paura di far male alla bimba o a me stessa.

 

In un momento mi son sentita così cattiva di aver paura di rimanere sola a casa con la piccola. La paura di usare coltelli, di avvelenare qualcuno.

 

Inizio ad avere la testa invasa da duemila pensieri e in un attimo, mi passò tutta la sofferenza della mia via davanti. Così l'esasperazione mi portò ogni giorno a pensare al suicidio. Impossibile vivere in quelle condizioni. Nessuno sembrava capirmi. Tutti intorno a me, sottovalutando la questione.

 

Da sola, presi l'iniziativa di andare da una psicologa. Ma mi trovai male, non migliorò niente. Decisi di andare da uno psichiatra.

Nessuno mai capì se fossi affetta da una depressione post parto o un baby blues. Ancora oggi non so di cosa io soffra. Non posso permettermi uno psichiatra a pagamento. Quindi andiamo in un ambulatorio o meglio in quei centri tipo consultori. Tempi d'attesa lunghissimi. Sballottata a destra e sinistra.

 

Intanto mi sento una persona pessima. Pessima madre per tutto ciò che penso. Per quello che non volendo mi viene in mente. E mi trovo a lottare contro una persona che non sono io. Che si impossessa del mio corpo e mi dice di far cose che non vorrei. Lo psichiatra analizzando la mia situazione capisce subito che tutto ciò oltre allo stress , è legato al passato. Spesso vedevo papà, volare tavoli in aria, televisori a terra oppure rompere le mie bambole lanciandole perché da piccoli facevamo capricci. Questo non perché non fosse un buon padre. Lo amo più della mia stessa vita, ma perché è il suo carattere impulsivo. Non ci picchiava e non ha mai picchiato mia madre, è un uomo eccezionale. Lo psichiatra quindi mi ha prescritto ansiolitici e psicofarmaci.

 

Finalmente ho iniziato ad essere più serena.

 

Ma ora mi sento dipendente da quelle medicine.

Terribile vivere pensando di poter essere più tranquilla solo grazie ai farmaci. Nonostante tutte le mie sofferenze interiori, tutte le volte che avrei voluto porre fine alla mia vita per non soffrire più d'ansia, ho sempre lottato con tutte le mie forze per avere autocontrollo. Scoppiare a piangere per sfogarmi. Ma evitare di fare sciocchezze.

 

Forse qualcuno mi giudicherà.

 

Magari mi dirà che sono esagerata o magari mi sono lamenta un po' troppo. Però questo è un piccolo riassunto, spiegato senza approfondire i particolari e tralasciandone molti altri di ciò che ho vissuto.

 

Ora che potrei star tranquilla, ho questa depressione che mi logora dentro e quando un giorno sto bene, mi sembra di rinascere.

 

Vorrei solo che nella vita, tutti i bambini fossero educati già da piccoli a difendersi da abusi sessuali, a capire e riconoscere gli aggressori.

 

Vorrei solo che quando un bambino è vittima di bullismo, fosse protetto da qualcuno.

 

Vorrei solo, che una ragazza non debba essere illusa, usata, gettata via come una carta straccia.

 

Vorrei solo che chi soffre d'ansia, attacchi di panico venga aiutato e mai giudicato. Che gli vengano dati consigli utili.

 

Vorrei solo vivere tranquillamente. Ma il passato logora ancora troppo. E spesso mi sembra di non farcela. Grazie a tutti e scusate se mi sono dilungata così tanto.

 

di una mamma anonima 

 

(storia arrivata come messaggio privato sulla nostra pagina facebook)

 

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