Svizzera

A lezione di educazione civica in Svizzera

Di Valeria Camia
svizzera

11 Aprile 2017
In Svizzera il valore attribuito alla cosa pubblica è genuino e si vede da come i banchi, i muri, le strade, perfino i bagni pubblici, vengono trattati. Con rispetto. Le regole ci sono e anche i più piccoli le rispettano.  Si gioca senza far troppo baccano. Ci si mette un po’, venendo dall’Italia, a cogliere il valore del giocare senza urlare. E si può accettare, questo modo di crescere i bambini, solo se si pensa al rispetto per il prossimo a cui questo giocare allude. La mia esperienza di mamma italiana in Svizzera.

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Sei in Svizzera da qualche anno, o pensi di andarci ad abitare. Perché scegliere questo Paese?

  1. Per vivere social, tra aperitivi e cene fuori, shopping, e la barca sul lago;
  2. Per fare ricerca (universitaria);
  3. Per ricevere quotidianamente lezioni di educazione civica, gratis.

Se hai risposto 1) rientri nel gruppo dei (single o accoppiati) ‘senza figli’, oppure sei tra quelli (pochi) con figli che si possono permettere aperitivi e cene al ristorante pagando una babysitter 30/40 Franchi all’ora, e se abiti a Zurigo anche di più. Non solo a Zurigo, ma a Ginevra, Losanna, Basilea e perfino a San Gallo. Pullulano locali trendy e fashion, dove è piacevole (seppur costoso!) ritrovarsi con amici dopo una giornata di lavoro.

 

Se hai risposto 2) sei tra il numero dei crescenti ricercatori universitari, altrove chiamati ‘cervelli in fuga’, che stanno scoprendo la Svizzera come luogo dove poter fare ricerca seria, competitiva e senza tagli al budget.

 

Se hai risposto 3) sei un genitore che ciclicamente va in crisi e si chiede se non sia il caso di tornare in Italia, per vicinanza alla ‘famiglia’ e per ragioni economiche (diciamocelo! Qua i figli costano parecchio). Alla fine però rimani persuaso che ‘il gioco vale la candela’. Rimani perché in Svizzera i tuoi figli ricevono giornalmente lezioni di educazione civica e dello stare insieme in bello stile. Che non troverebbero in altri Paesi. Purtroppo.

 

… Io sono stata una da risposta 2); per qualche tempo mi sarebbe piaciuto essere una da risposta 1). Ora, senza dubbio, sono una da risposta 3). … Il valore attribuito alla cosa pubblica è genuino e si vede da come i banchi, i muri, le strade, perfino i bagni pubblici, vengono trattati. Con rispetto.

Non solo tutto è pulito ma tutto è in ordine. Nulla rovinato da scritte, disegni o chewing gum appicciate ovunque. Le regole ci sono e anche i più piccoli le rispettano.

 

Sorrido quando vedo bimbetti di 2 o 3 anni, con la loro balance bike (la bici senza pedali) indossare un caschetto quasi più grande di loro. Anche nei giochi all’aria aperta, i bambini usano rispetto. Si gioca senza far troppo baccano. Per il vicino che magari dorme; per quello che può aver mal di testa; per quello che, semplicemente, sta giocando nel giardino a fianco.

 

Ci si mette un po’, venendo dall’Italia, a cogliere il valore del giocare senza urlare. E si può accettare, questo modo di crescere i bambini, solo se si pensa al rispetto per il prossimo a cui questo giocare allude.

 

Non si può poi non citare la Natura. L’atteggiamento rispettoso va oltre le relazioni ‘umane’ ma si estende al territorio, alle montagne, ai laghi, ai parchi e agli animali che vi ci vivono. Durante le mattinate d’asilo passate nel bosco (Waldspielgruppe) si impara a come accendere un fuoco, a raccogliere more e lamponi, a fare un pupazzo di neve quasi ‘perfetto’. E a farlo insieme, stando insieme. Cooperando.

Vedere i bambini svizzeri crescere nel valore del rispetto per la cosa pubblica. E desiderare che anche ai miei figli venga data questa opportunità. Ecco perché, la Svizzera. Anche se il sole italiano manca. Il caos italiano manca. La cordialità generosa all’italiana manca.

 

di Valeria Camia

 

Sull'autrice
Mamma di due bimbi, con un marito sempre in viaggio per lavoro, scrive delle sue avventure e disavventure giornaliere in Svizzera
 http://mammaimpara.blogspot.ch

 

Leggi anche: il potere della risata con i miei figli e  la mia stupenda storia di mamma in Svizzera

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