Salute

Anche questa è Svizzera... le spese della cassa malati

Di Valeria Camia
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28 Aprile 2017
È vero che in Svizzera il risultato di un prelievo non si fa attendere più di 15 minuti, 12 ore se si tratta di esami specifici. E fanno ecografie con la frequenza con cui in Italia, nella sanità pubblica, non te le fanno.  Qui la sanità è fondata su un modello assicurativo privato, gestito dalle cosiddette casse malati (Krankenversicherung in tedesco). L’assicurazione sanitaria di base è obbligatoria e i suoi costi dipendono da età, ovvero probabilità di ammalarsi, ma anche luogo di residenza e franchigia. E a parte i costi, i dottori, non lavorando in un sistema assistenzialista, non danno assistenza fuori dal loro orario lavorativo.

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All’inizio dell’anno, mio figlio più piccolo si era preso una bella influenza. Proprio il virus influenzale, quello di cui tutti parlavano e tutti temevano.

Poche settimane dopo siamo stati dal dottore, ancora. Questa volta la gola era solo arrossata, ma per dovere medico gli ha prelevato un po’ di sangue.

E siamo stati dal dottore un paio di settimane fa per una vaccinazione, quella trivalente, anti-morbillo, anti-parotite e anti-rosolia.

 

Alcuni mesi fa ero stanca e sono andata dal medico. Che mi ha preso parecchie provette di sangue. Non ricordo nemmeno quante. Poi si è scoperto che avevo solo un po’ la pressione bassa. O forse stavo passando anch’io una forma influenzale leggera, come aveva mio figlio.

 

Negli ultimi mesi mio figlio maggiore non si è ammalato. Ma è andato comunque dal dottore per fare la visita pre-occulistica. Qui la chiamano così ed è obbligatoria tra i tre e i quattro anni. Il pediatra fa un test di base al bambino e poi decide se è necessario consultare un oculista per una visita più completa.

 

Fortunatamente non ne abbiamo avuto bisogno, dell’oculista.

 

Il 2017, appena iniziato, ci è costato già parecchio.

 

Con i soldi che abbiamo dato fino ad ora alle casse della sanità, sarei potuta andare in Italia e rifarmi il guardaroba dalla A alla Z, e aver denaro a sufficienza che per quel trampolino da giardino che i miei figli continuano a chiedermi (al punto che ne ammiro la determinazione). Avremmo potuto fare una settimana al mare (che fa sempre bene) in un hotel a 4, forse 5, stelle, a giugno. Almeno 150 pizze in Italia non ce le avrebbe tolte nessuno. Oppure avremmo potuto dare tutto quel denaro in beneficienza, se avessimo voluto.

 

È vero che in Svizzera il risultato di un prelievo non si fa attendere più di 15 minuti, 12 ore se si tratta di esami specifici. E fanno ecografie con la frequenza con cui in Italia, nella sanità pubblica, non te le fanno. Stesso discorso per operazioni e cesari.

 

Qui la sanità è fondata su un modello assicurativo privato, gestito dalle cosiddette casse malati (Krankenversicherung in tedesco). L’assicurazione sanitaria di base è obbligatoria e i suoi costi dipendono da età, ovvero probabilità di ammalarsi, ma anche luogo di residenza e franchigia.

Il principio guida è il rispetto per l’autonomia di scegliere cassa malati e franchigia, garantendo però che nessuno non possa beneficiare di cure mediche per mancanza di risorse finanziarie. E qui casca l’asino. I dottori, non lavorando in un sistema assistenzialista, non danno assistenza fuori dal loro orario lavorativo. Oggi mio figlio maggiore correndo al parco è inciampato, caduto, e si tagliato un labbro. Che non smetteva più di sanguinare. Non mi pareva un taglio terribilmente profondo ma si sa, la bocca quando sanguina fatica a smettere. Il parco-giochi era praticamente deserto, essendo ormai passate le 5 pomeridiane, orario in cui gli amici svizzeri sono già ai fornelli. Siccome neppure il gelato comprato in un chiosco ancora (fortunatamente) aperto alleviava la ferita, siamo andati dal pediatra. Il quale però riceve fino alle 5 del pomeriggio. Entrando nello studio medico, io, mio figlio con un labbro pieno di sangue e l’altro figlio in braccio che piangeva (forse per solidarietà con il fratello), ci viene incontro l’assistente del pediatra. Dice: “Scusi signora. Stiamo sistemando lo studio ma siamo chiusi. Il dottore sta per uscire. A quest’ora se ha bisogno di un medico, vada al pronto soccorso”. E intanto il labbro di mio figlio continuava a sporcarmi la giacca di sangue.

 

Anche questa è la Svizzera.

 

Per la cronaca, non siamo dovuti andare in ospedale, che si trova tra l’altro in un paese diverso da quello dove ci trovavamo. Mio figlio si è addormentato in auto e il labbro ha smesso di sanguinare.

 

di Valeria Camia

 

Sull'autrice
Mamma di due bimbi, con un marito sempre in viaggio per lavoro, scrive delle sue avventure e disavventure giornaliere in Svizzera
 http://mammaimpara.blogspot.ch

 

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