Storie di mamme

Mamma a casa (io) e papà al lavoro: è la società che ce lo impone

Di Valeria Camia
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10 Luglio 2017
Sono molte le famiglie come la mia dove la donna sta a casa per seguire i figli, mentre lui lavora. E in vacanza, quando finalmente siamo entrambi a casa, lascio a mio marito più tempo possibile per giocare con i figli, alle faccende domestiche penso io. Lo so, non è giusto, non sto affatto comoda nei panni di sola mamma, ma non me la prendo con mio marito, un ottimo papà: è la società che impone questo modello. 

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Caro papà che sei giustamente arrabbiato contro i luoghi comuni sui ruoli genitoriali, ti vorrei parlare della mia esperienza.
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Mentre ti scrivo, il padre dei miei figli li sta preparando per il mare. Quasi sicuramente metterà il costume blu a D. "io voglio quello blu, daddy, il mio colore preferito" e quello bianco a righe rosse lo farà infilare a L., quasi certamente senza rendersi conto da subito delle misure sbagliate. Cercherà pannolini in cassetti improbabili, dove proprio i pannolini non ci sono e preparerà merende così grandi che poi non si finiscono mai. Semplicemente lui non lo sa, come funzionano "le cose", tra le mura domestiche. Quando torna nel weekend dai viaggi di lavoro, poco gli importa di cucinare porzioni di pasta adatte al fabbisogno di un bambino di 2 e di 4 anni (le fa sempre enormi) e di infilare scarpe da correre o sandali.
Gli preme: mettersi a giocare con i figli, divertirsi con loro, imparare da loro, abbracciarli e stringerli. Al resto, alla spesa, ai pantaloni corti e alla crema solare, ci penso io. Sempre io.
Al resto ci penso io perché voglio regalare a mio marito più tempo possibile con i suoi bimbi, e a loro tempo prezioso con il loro daddy. Ci costringe la società. Più o meno. 
Per noi, e per chi come noi, che i parenti più vicini li hanno a 400 km di distanza; che faticano a lavorare entrambi (perché una babysitter last minute non la si trova sempre e gli asili sono pochi e cari); che hanno scelto, per pressione sociale, di far lavorare lui perché conviene di più; per noi, si diceva, il ruolo paterno rimane largamente confinato al gioco e alle coccole. Il tempo per organizzare feste di compleanno, andare alle udienze, assicurarsi che ci si lavi i denti dopo pranzo ce lo mette lei, la mamma. 
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Il problema, se di problema si vuole parlare, non è l'assenza di comunicazione tra i genitori, attaccati a modelli arcaici. Purtroppo non si può fare diversamente, nella società in cui viviamo.   
Ridendo guardo i bambini con i costumi invertiti e alla prima occasione metto a ciascuno il suo. Il posto in spiaggia l'ho riservato, il borsone con l'occorrente per il bagno l'ho preparato io. Ho sotto braccio un libro. Perché mentre lui costruirà castelli di sabbia con loro, io mi rilasserò un po'. Fino a quando non sarà ora di andare a casa a cucinare. 
Non sto affatto comoda nei panni di sola mamma, che la società mi impone. Ma non me la prendo con mio marito, un ottimo papà, che cerca pannolini tra i calzini. 
Di Valeria Camia
 
Sull'autrice
Mamma di due bimbi, con un marito sempre in viaggio per lavoro, scrive delle sue avventure e disavventure giornaliere in Svizzera
 http://mammaimpara.blogspot.ch
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