Mamma in Svizzera

In Svizzera la povertà c'è ma non si vede

Di Valeria Camia
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Svizzera

04 Maggio 2017
L'immagine che tutti hanno della Svizzera è di un Paese ricchissimo. Vero. Ma anche qui ci sono molte persone che non ce la fanno economicamente. Non si vedono per strada né se ne parla. Ma quando ho lasciato degli oggetti dismessi per strada con la scritta "gratis" (qui si fa così), sono spariti in poche ore. In silenzio. 

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“Tu vivi in Svizzera. Certe situazioni di povertà e emarginazione sociale i tuoi figli non le vedono di certo, come invece i miei qui in Italia.” Me lo sento ripetere spesso, che fortuna che ho ad abitare al di là delle Alpi.

E' davvero così? I salari sono molto alti, ma così anche il costo della vita, dall’affitto al pane quotidiano, all’espresso al bar (quattro franchi almeno).


Abbiamo cambiato casa pochi mesi fa. Era inverno. Eravamo tutti influenzati pochi giorni prima del trasloco. E mio marito era in viaggio. Invece di approfittare del momento per liberarci di vari oggetti e cose che abbiamo accumulato per non ricordo quale motivo, tutto quello che possedevamo è stato messo in cartoni e caricato sul camion del trasloco.

 

Alcuni giorni fa, approfittando di un pomeriggio in cui mio marito non era in ufficio (una rarità. Era il primo maggio), mentre tutti erano al lago e la casa vuota, ho deciso di liberarmi di quanto che non avrei mai dovuto portare con noi in questo nuovo appartamento. Perché superfluo. Ingombrante. Inutile.

Alcuni giochi a sonagli per bambini dagli 0 ai 12 mesi. Vecchi vestiti che non indosso più dai tempi BC (before children). Due vasi per fiori, regalati da non ricordo chi e che non sono mai stati usati. Una vecchia macchina per fare il gelato, non più funzionante. Una valigia che andava di moda negli anni Novanta, forse Ottanta addirittura, pesantissima. Poi anche alcuni romanzi, di quelli che leggi una volta e mai più. E riviste vecchie di finanza di mio marito.

La macchina per il gelato è finita in cantina, vicino al letto vecchio di mio figlio più piccolo. Prima o poi saranno portati in discarica. I libri e le riviste sono finite nella pila della carta, che qui viene deposta una volta al mese davanti a casa per essere raccolta e poi riciclata. La cosa più bella, per chi visita la Svizzera nel giorno della raccolta della carta (o in quello del cartone), è vedere il perfetto ordine con cui il tutto è deposto, allineato, lungo la strada.

 

I vestiti li ho portati in uno dei tanti cassonetti raccoglitori sparsi per il paese dove vivo. Siamo alle porte di Zurigo. Non ho ancora deciso come interpretare la presenza di tutti questi cassonetti. Perché i ricchi sono numerosi e cambiano spesso abiti, liberandosi di continuo d’indumenti usati per far posto al nuovo guardaroba? O perché nella ricca Svizzera ci sono tanti poveri, tanti ‘lasciati indietro’, di cui pochi parlano?

I giochi, la valigia e i vasi per i fiori non sapevo dove lasciarli, come disfarmene. Poi mi sono ricordata che ho visto parecchie volte oggetti posti ai bordi della strada con un cartello accanto: zu mitnehmen (gratis, in poche parole). Allora ho messo vicino a un palo della luce anche ‘il mio raccolto’. Nel mio quartiere circondato da ricchi. Era pomeriggio. All’imbrunire non c’era rimasto traccia, della pila che avevo formato.


I miei figli, che erano al lago, non se ne sono accorti di quella massa di oggetti lasciati e poi subito spariti dalla strada. Perché qua tutto è efficiente, veloce, ordinato e silenzioso. Anche ‘la cattura’ di giochi abbandonati ai bordi della strada. In Svizzera.

 

Di Valeria Camia

 

Sull'autrice
Mamma di due bimbi, con un marito sempre in viaggio per lavoro, scrive delle sue avventure e disavventure giornaliere in Svizzera
 http://mammaimpara.blogspot.ch

 

 

 

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